Il Triassico in Italia: un mare tropicale.

Il mondo 250 milioni di anni fa era molto diverso: tutti i continenti erano riuniti in una unica grande massa continentale, la pangea, attorno al quale si estendeva il mare di Pantalassa.

E' questo il periodi di tempo che i geologi chiamano il Triassico e nel quale l'Italia non c'era, o meglio si trovava sommersa da un mare chiamato Tetide ad una latitudine molto vicina all'equatore.

Se con la macchina del tempo ci trasferissimo nell'Italia di quell'epoca troveremmo un mare tropicale costellato da bassi fondali , dalle acque calde e pulite, dal quale emergevano isole e scogliere coralline, mentre in lontananza vedremmo le terre emerse.

Sulle scogliere ,a poca profondità, prosperavano spugne, alghe calcaree e coralli, organismi con caratteristiche molto importanti:

  • Molti sono organismi costruttori, cioè proteggono il loro corpo molle con un esoscheletro fatto di carbonato di calcio.
  • Vivono in simbiosi con un' alga fotosensibile per cui tendono a vivere a poca profondità, a non più di 30-40 metri, per sfruttare il più possibile la luce del sole .

 

 

 

Tutto ciò sarà determinante per la storia geologica di alcune montagne italiane.

La storia geologica d'Italia e dei suoi oceani.

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Scopri la storia degli antichi mari che bagnavano l'Italia.

Il motore della terra.

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Che cosa è che apre e chiude gli oceani del pianeta ?

© Michele Pregliasco, Nikon D70

Acquario tropicale: anemoni di mare e coralli bio-costruttori

Link esterni:

Scogliere coralline e atolli in Trentino.

Il cuore dell'Alto Adige è appoggiato si di una grande piattaforma vulcanica originatasi 275 milioni di anni fa (Permiano): la Piattaforma Porfirica Atesiana.

Nel Triassico la Piattaforma Atesina cominciò a frammentarsi e a sprofondare lentamente nell' oceano. Coralli, alghe e numerosi altri organismi costruttori che vivevano sui bassi fondali, si trovarono così a doversi sviluppare in altezza per restare in vicinanza della superficie e preservare la fotosintesi delle alghe con le quali vivono in simbiosi.

Questo "rincorrere la superficie" portò alla costruzione di alte scogliere e atolli coralline che si elevavano dal fondo del mare fino alla prossimità della superficie.

Questi grande costruzioni di carbonato di calcio, dopo aver subito un processo di dolomitizzazione, e essere state spinte dall' orogenesi fuori dalla superficie del mare, oggi sono un patrimonio dell'umanità: le Dolomiti.

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

Dolomiti,Gruppo del sella: Vista dall'altipiano delle Meisules. Il sella poggia su di una scogliera triassica(dolomia cassiana). La sommità è costituita da dolomia primaria (ben visibile nella foto).

Le Pale di San Martino.

Le Pale di San Martino, sono un tipico esempio di una scogliera corallina. Nella a Dolomia dello Sciliar, roccia con spessori che possono superare i 600 metri di altezza, è' ancora possibile riconoscere la scarpata che giungeva in mare aperto, il margine che circondava la scogliera e proteggeva una laguna interna.

Il carbonato di calcio, prodotto dagli organismi, andò incontro alla dolomitizzazione (trasformazione della roccia da calcare a dolomia), quando le scogliere emersero dal mare. L'acqua dolce si mescolò con l'acqua di mare contenuta nella roccia innescando la dolomitizzazione. Questo processo cancella le strutture sedimentarie preesistenti e i fossili, ragione per la quale quest' ultimi non vanno cercati nella dolomia ma bensì nei sedimenti che si accumulavano lungo la scarpata e finivano nelle zone più profonde della Tetide.

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

Le Pale di San Martino, un' antica scogliera triassica.

in alto: Courtesy NASA

Immagine satellitare delle Bahama. Si noti la grande piattaforma carbonatica, dalla quale emergono basse isole circondate dal mare, la più grande è l'isola di Andros.

a sinistra: GOOGLE HEARTH

piane di marea nell'isola di Andros. La morfologia è data dalle continue invasioni delle marea mentre i colori sono dovuti ai sedimenti che il mare lascia quando si ritira.

 

Le Bahamas nell'Italia mesozoica.

Il mare di Tetide ricopriva quasi tutta l'Italia, tuttavia sui bassi fondali emergevano piane marine costiere e paludi dominate da periodiche inondazioni.

Queste aree, unite al clima tropicale, somigliavano alle attuali Bahama ed in particolare le ampie piane di marea, simili a quelle visibili i sull'isola di Andros, nei quali il mare entrava ed usciva continuamente, depositando grosse quantità di sedimenti carbonatici sul terreno , sul quale, l'elevata salinità , ne provocava la dolomitizzazione. Inoltre, quando il mare si ritirava, la piana in secca veniva colonizzata da tappeti di alghe che crescevano le une sulle altre formarono quelle che oggi si ritrovano come lamine fossili di stromatoliti.

Queste condizioni ambientali assieme al continuo sprofondamento del fondo marino (subsidenza) che permise l'accumulo dei sedimenti , hanno così prodotto un nuovo tipo di roccia: la dolomia principale

 

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

Dolomiti: Tofane

Link esterni::

Le Tre Cime di Lavaredo.

Le Tre Cime di Lavaredo sono interamente costituite da dolomia principale.

Si riconosce per la fitta stratificazione, dovuta a numerosi strati di sedimenti carbonatici che si sono depositati sulla piana di marea. Nelle dolomia dello Sciliar, la stratificazione non è visibile, si tratta difatti di un calcare massiccio.

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

Dolomiti, a sinistra:Le tre cime di Lavaredo, in alto: un alpinista sulla dolomia primaria delle 3 Cime di Lavaredo.

Fossili delle piane di marea.

Sulle spiagge lungo le piane di marea non potevano mancare molluschi ed altri animali che possiamo ritrovare sulle spiagge odierne o come fossili nelle rocce triassiche . I megalodonti, sono molluschi che vivevano parzialmente infossati nella sabbia , gli ampi amboni (riccioli), della conchiglie permetteva loro di rimanere ancorati al suolo senza essere trascinati dalle onde di marea.

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

a lati:Sella, fossili , in alto: fossile di megalodonte.

La Val Maira Triassica.

Una bella testimonianza del Triassico Italiano è possibile vederlo nella Val Maira, nelle Alpi Cozie meridionali, in Piemonte e precisamente sull' altopiano della Gardetta nel comune di Canosio.

Patrimonio geologico italiano, qui è possibile ripercorre una storia che incomincia 300 milioni di anni fa dal Permiano al Triassico.

 

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

in alto, Ripple marks: una antica spiaggia fossile, si riconosce il tipico fondo marino causato dall'azione delle onde.

Testimonianze di un antico mare.

E' sempre la Tetide, il mare basso sotto al quale si stavano formando le rocce Triassiche Italiane ad aver lasciato i segni nel paesaggio della Val Maira.

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

in alto,uno scorcio sulla Gardetta

foto ©Michele Pregliasco 2010 - Tutti i diritti riservati

a lato: calcari vermicolati (tracce di organismi che vivevano sul fondo marino)

Tracce di pascolo

Sulle rocce, con un po di attenzione, si possono scorgere le tracce lasciate dagli organismi che scavavano le loro gallerie nel fango del fondale marino. Si tratta del Rhyzocorallium e dei calcari vermicolati che in Val Maira sono particolarmente abbondanti.

Il proseguimento della storia:

L'Italia al tempo dei dinosauri.

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Scopri che cosa è successo dopo il triassico.

 

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La storia geologica d'Italia e dei suoi oceani.

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